Trigger point

Nella sindrome miofasciale i trigger point non sono in realtà una novità o un'idea originale dei nostri tempi. La loro capacità di provocare dolori in aree distanti era stata riconosciuta nel 1938. Janet Travell ha usato per la prima volta l'espressione "punto trigger" nel 1942.

Il termine "Trigger Point" è diventato popolare grazie a Janet Travell e David Simons, i quali individuarono in esso l'origine del dolore muscolare; Travell e Simons, studiando estesamente la letteratura medica, hanno scoperto che la nodosità dei trigger point era stata già descritta circa centocinquant'anni fa. Viene immediato ipotizzare che l'antico sistema cinese del tocco terapeutico, oggi sopravvissuto nelle forme della digitopressione e di altri trattamenti olistici, era probabilmente un primo tentativo di spiegare e curare quelli che oggi chiamiamo oggi punti Trigger.
È verosimile che i terapisti usino i punti trigger da migliaia di anni, e anche noi ogni volta che ripetiamo il semplice gesto di massaggiarci a vicenda il collo e le spalle.

Il massaggio antidolorifico applicato sui "nodi" muscolari è una pratica formale, negli USA, da quasi cento anni. La gente ha sempre conosciuto "i nodi". Il punto è che non si è mai accorta dei loro molteplici rapporti con il dolore.
I trigger point possono formarsi in una qualsiasi delle duecento coppie di muscoli del corpo, fatto che fornisce loro più di un'opportunità per fare "danni". I punti trigger possono durare tutta la vita e addirittura sopravvivere nel tessuto muscolare dopo la morte: sono infatti percepibili nel rigor mortis Travell e Simons, citano studi, ipotizzando, come i punti trigger siano una componente del 93% dei casi di dolore riscontrati nelle cliniche e l'unica causa di essi nell'85% delle volte.

Una caratteristica sottovalutata dei punti trigger è che possono esistere a tempo indeterminato, in uno stato latente nel quale non generano attivamente dolore, essi ritengono che gli effetti a lungo termine dei punti trigger latenti possano essere più importanti dello stesso dolore causato da quelli attivi; affermano che i punti trigger latenti tendono ad accumularsi durante la vita e sembrano la principale causa della rigidità alle giunture e delle limitazioni di movimento nella vecchiaia.
Inoltre, la costante tensione muscolare imposta dai punti trigger latenti tende a stressare eccessivamente i punti di inserzione dei muscoli anche nei più giovani, fatto che può causare un danno irreversibile alle giunture e può essere una delle cause della osteoartrite.

I trigger point possono essere la principale causa di disabilità e perdita di tempo negli uffici o in qualsiasi altro luogo lavorativo, nello sport professionistico o amatoriale, a casa o più in generale ovunque si tenda a esagerare in qualche attività.

  • Proposero inizialmente il trigger point come un'area di ipossia e/o di stress metabolico all'interno del tessuto muscolare, che poteva essere precipitata dai microtraumi e dai fattori metabolici. In realtà ciò è una semplificazione che propone l'alterazione metabolica locale come una concausa patogenetica.
  • È dimostrato che il trigger point presenta un'alterata attività elettromiografica, ed uno spasmo muscolare localizzato, mentre le fibre adiacenti dello stesso muscolo rimangono elettricamente silenti.
  • Il caratteristico pattern elettromiografico rilevato a livello del trigger point è denominato: SEA (Spontaneus Electrical Activity), e la sua presenza è stata confermata anche in studi su cavie.
  • È caratterizzato da un'attività di fondo (noise) a bassa ampiezza (50μV), con sovrapposizione di Spike ad alta ampiezza (100-700 μV), nel muscolo a riposo. Inizialmente questo pattern di attività spontanea è stato attribuito alla stimolazione delle fibre intrafusali (fusi neuromuscolari) che sono innervate dal sistema simpatico.
  • In seguito ci si è orientati maggiormente verso la teoria della "motor end plate"; ovvero l'eccessivo/incontrollato rilascio di acetilcolina a livello della giunzione neuro-muscolare.
  • A suffragare ciò vi è il riscontro della sovrapposizione dei loci ove si registra il SEA e l'endplate zone.
  • In quest'ipotesi l'endplate zone ed il SAE si sovrapporrebbero a livello del TP.

Alcune Tecniche per i trigger point

ompressione locale di un trigger point
Compressione locale di un trigger point e stretching manuale locale esercitato lungo la bandelletta tesa, nella zona dove sono localizzati alcuni trigger point sul polpaccio (gastrocnemio). Stretching manuale locale esercitato lungo la bandelletta tesa, nella zona dove sono localizzati alcuni trigger point e nella zona circostante.

  • È dimostrato che il trigger point presenta un'alterata attività elettromiografica, ed uno spasmo muscolare localizzato, mentre le fibre adiacenti dello stesso muscolo rimangono elettricamente silenti.
  • Il caratteristico pattern elettromiografico rilevato a livello del trigger point è denominato: SEA (Spontaneus Electrical Activity), e la sua presenza è stata confermata anche in studi su cavie.
  • È caratterizzato da un'attività di fondo (noise) a bassa ampiezza (50μV), con sovrapposizione di spike ad alta ampiezza (100-700 μV), nel muscolo a riposo. Inizialmente questo pattern di attività spontanea è stato attribuito alla stimolazione delle fibre intrafusali (fusi neuromuscolari) che sono innervate dal sistema simpatico. In seguito ci si è orientati maggiormente verso la teoria della "motor end plate"; ovvero l'eccessivo/incontrollato rilascio di acetilcolina a livello della giunzione neuro-muscolare.
  • A suffragare ciò vi è il riscontro della sovrapposizione dei loci ove si registra il SEA e l'endplate zone.
  • In quest'ipotesi l'endplate zone ed il SAE si sovrapporrebbero a livello del TP.

Trattamento Manuale dei Trigger Point: il trattamento completo dei MTrP
Il trattamento manuale dei trigger point consiste in un insieme di tecniche di terapia manuale specifiche per i trigger point. Prevede l'esercizio di una forte pressione manuale che frequentemente evoca nel paziente una sensazione di fastidio o dolore. Ciò nonostante, come succede con il dry needling, il dolore percepito viene spesso descritto come un "dolore buono". Si possono inoltre distinguere tecniche specifiche per i trigger point e tecniche più orientate alla fascia, con un effetto più ampio che coinvolge il muscolo intero e le sue fasce.
Esistono varie tecniche per il trattamento manuale dei trigger point, alcune rivolte in maniera specifica ai trigger point e la bandelletta tesa, altre come le tecniche di release fasciale rivolte a muscoli e fasce, che vengono proposte indipendentemente dalla localizzazione dei trigger point. Per ragioni didattiche le singole tecniche vengono identificate con dei numeri da I a VI. Le tecniche specifiche per i trigger point e la bandelletta (I e II) e la mobilizzazione inter-muscolare (IV) prevedono l'esercizio di una forte compressione manuale da parte del terapista. A volte queste tecniche possono risultare dolorose.
È utile ricordare che il principio base di alcune tecniche il dolore provocato durante un trattamento rimane sempre nei limiti della tollerabilità del paziente, e idealmente sia avvertito come un "male che fa bene". Generalmente più l'applicazione di queste tecniche è precisa sui MTrP minore sarà la forza da esercitare da parte del terapista. Prima di ogni trattamento è raccomandabile escludere eventuali controindicazioni e informare il paziente sui possibili effetti del trattamento. La compressione dei trigger point (tecnica può essere combinata con l'allungamento o l'accorciamento, attivo o passivo, del muscolo.
La tecnica fasciale va applicata in modo da non risultare dolorosa. La scelta di trattare alcuni MTrP con le tecniche manuali, viene concordata con il paziente.

Alcune Tecniche per i Trigger Point

Compressione locale di un Trigger Point.
Stretching manuale locale esercitato lungo la bandelletta tesa, nella zona dove sono localizzati alcuni trigger point e nella zona circostante.
Tecniche di release fasciale: release fasciale manuale su un'area ampia attorno al trigger point release manuale dei tessuti connettivi e della fascia tra due muscoli (mobilizzazione inter-muscolare).
Compressione locale di un trigger point e stretching manuale locale esercitato lungo la bandelletta tesa, nella zona dove sono localizzati alcuni trigger point sul polpaccio (gastrocnemio). Stretching manuale locale esercitato lungo la bandelletta tesa, nella zona dove sono localizzati alcuni trigger point e nella zona circostante.